Progetti Dottorali

40° Ciclo Dottorale in Musica, Performance e Innovazione Tecnologica

Bois Francisco
Il canto corale come strumento per lapprendimento della pronuncia dellitaliano L2 nei conservatori italiani

 

Il presente progetto di ricerca indaga il potenziale della disciplina di Canto Corale come strumento privilegiato per facilitare e accelerare l’apprendimento della pronuncia dell’italiano negli studenti con madrelingua non italiana iscritti ai conservatori italiani. Collocandosi all’intersezione tra fonetica, educazione interculturale e didattica musicale, la ricerca nasce dalla constatazione che le metodologie corali tradizionali non tengono adeguatamente conto della crescente pluralità linguistica presente nelle istituzioni di alta formazione musicale, con ricadute significative sul percorso accademico e professionale degli studenti stranieri.

Il progetto si propone di elaborare una metodologia didattica specifica per il canto corale che integri principi di fonetica naturale, in particolare gli studi di Luciano Canepari, con strategie proprie della comunicazione e dell’educazione interculturale sviluppate in ambito glottodidattico. Attraverso una fase di ricerca teorica, un’indagine sul campo condotta mediante la pratica in cori professionali, lezioni di canto e direzione corale, interviste con maestri di canto, coro e dizione, e un tirocinio nei corsi di italiano L2, la ricerca mira a individuare criticità ricorrenti nella pronuncia dell’italiano cantato e a definire micro-obiettivi fonetici progressivi (vocali, consonanti, accento tonico, durata sillabica).

L’analisi preliminare condotta attraverso la pratica corale nei teatri lirici professionali di quattro regioni italiane — Veneto, Emilia-Romagna, Sicilia e Puglia — ha evidenziato differenze negli approcci alle prove e nei criteri artistico-musicali adottati nella preparazione delle opere in L1 (italiano, per la maggior parte dei membri del coro) e in L2 (tedesco e francese). Sono stati individuati due principali modelli operativi: uno di tipo musicale e uno di tipo interpretativo-drammaturgico. Nel primo, gli aspetti musicali costituiscono il fulcro dell’interpretazione, mentre il testo assume un ruolo secondario — modello prevalente nelle produzioni del Veneto e di Lecce; nel secondo, gli elementi drammatici del testo vengono integrati con quelli musicali, influenzando sia il fraseggio sia la qualità timbrica del coro — approccio predominante nelle opere in L1 a Trapani e Parma. A Parma, la presenza di un coach madrelingua francese ha consentito di mantenere tale impostazione anche nelle produzioni in L2, mentre a Trapani il passaggio al tedesco e al francese ha determinato un cambiamento di metodo. Inoltre, nei teatri in cui specialisti nelle lingue straniere erano assenti, c’è stata l’impossibilità di avere una cura adeguata dell’articolazione fonetica e l’omogeneità della pronuncia. I risultati positivi ottenuti dal coro del Teatro Regio dimostrano come la disciplina del canto corale possa costituire un valido strumento per migliorare la pronuncia della L2.

La metodologia verrà successivamente applicata in laboratori di canto corale in Italia e all’estero, con registrazione e analisi comparativa dei risultati prima e dopo l’intervento. L’obiettivo è favorire una maggiore autonomia fonetica degli studenti, ridurre i tempi necessari al raggiungimento di uno standard professionale di pronuncia e migliorare la qualità vocale e performativa complessiva. I risultati attesi includono non solo benefici didattici immediati, ma anche una ricaduta culturale più ampia, contribuendo alla trasmissione consapevole e autentica della lingua e della tradizione musicale italiana in un contesto internazionale.

Caneva Jacopo
Per una nuova metodologia inerente le strutture di controllo del rapporto tra armonia e timbro

 

La tesi prende avvio dal repertorio post-ligetiano e post-spettralista e da metodologie volte a comprendere il rapporto multiforme tra armonia e timbro. La musica contemporanea ha provato che è possibile costruire strutture armoniche, timbriche o polivalenti: la ricerca si interroga sulla possibilità di definire una metodologia che strutturi e renda percepibili differenziazioni, contatti e ambiguità tra queste due dimensioni.

Il nucleo della ricerca consiste nello studio di alcune strategie tecnico-estetiche degli ultimi decenni, evidenziando varie carenze nello stato dell’arte (la scarsa presenza in letteratura di una trattazione della relazione timbro-armonia e il ridotto riconoscimento di quest’ultima come parametro centrale della contemporaneità). Il campo di applicazione è circoscritto prevalentemente alla scrittura per archi, in base all’alta modulabilità dei suoi mezzi di controllo sonoro, e al contesto dell’heritage veneziano contemporaneo.

In seguito a una ridefinizione dei concetti di timbro e armonia come parametri compositivo-psicopercettivi, la tesi analizza metodologie preesistenti e ne valuta l’efficacia rispetto agli obiettivi compositivi prefissati. Su queste basi verrà portato avanti l’obiettivo primario della ricerca: l’elaborazione di una tassonomia unificata dei parametri timbrico-armonici e di una metodologia analitico-compositiva autosufficiente, supportata da strumenti di informatica musicale. I risultati verranno applicati all’analisi di opere tratte dall’heritage veneziano e, soprattutto, alla produzione di nuovi lavori, concepiti sulla base della coerenza a doppio filo tra la ricerca teorica e la pratica artistica.

Faggian Sara
Musigondola: il repertorio musicale dellheritage veneziano come protocollo per il potenziamento metafonologico in età prescolare

 

Il presente progetto di ricerca si propone di indagare l’efficacia di un repertorio musicale storicamente e culturalmente connesso all’heritage veneziano, includendo opere di autori attivi a Venezia, come strumento di potenziamento delle abilità meta-fonologiche nei soggetti in età prescolare. La consapevolezza metafonologica, ossia la capacità di percepire e manipolare le strutture del linguaggio, rappresenta un prerequisito fondamentale per l’apprendimento della letto-scrittura e un’area critica per i soggetti a rischio di disturbi del linguaggio (DSL) o di apprendimento (DSA).

Attraverso una selezione di repertorio la ricerca mira a identificare quali strutture ritmiche, melodiche e prosodiche, come filastrocche, canti popolari o brani strumentali, risultino più efficaci per stimolare la segmentazione sillabica e la discriminazione dei suoni. Lo studio prevede lo sviluppo di un protocollo d’intervento musicale strutturato, validato sperimentalmente, per offrire uno strumento di supporto cognitivo precoce, originale e inclusivo.

L’integrazione tra patrimonio culturale locale e neuroscienze della musica si pone l’obiettivo di creare uno strumento preventivo innovativo, capace di agire sulla plasticità cerebrale dei soggetti fragili, sfruttando la naturale affinità scientificamente supportata da numerosi studi, tra ritmo, musica e strutture del linguaggio.

Grazie alle tecnologie applicate al campo dell’educazione musicale, la ricerca si propone inoltre di migliorare i processi di stimolazione e di apprendimento, valorizzando l’integrazione tra sperimentazione didattica e ricerca tecnologica.

L’ elemento metodologico centrale del progetto è il ruolo del teaching artist, inteso come musicista-performer che integra pratica artistica, competenze pedagogiche e ricerca riflessiva. In questo quadro, le attività musicali non sono concepite come meri interventi didattici, ma come esperienze incarnate, performative e relazionali, in cui la performance dal vivo, la vocalità, il gesto e l’interazione diventano mediatori fondamentali dei processi di apprendimento.

Sara Faggian CV in breve

Flautista, didatta, formatrice musicale per educatori scolastici, esperta dell’educazione musicale fascia 0-3 anni, con esperienza decennale di insegnamento pubblico e privato in flauto traverso e in propedeutica musicale per bambini in età pre-scolare.

Si laurea al biennio di Didattica dello strumento e in Flauto con il massimo dei voti e lode al Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia. E’ dottoranda in Musica, Performance e Innovazione Tecnologica presso lo stesso Conservatorio dove ricopre anche il ruolo di Tutor per l‘ Inclusione l’Accessibilità. Ha conseguito un master in “Tutor Accademico Specializzato in Didattica musicale inclusiva” all’ Università LUMSA di Roma con 110 e lode. Abilitata all’insegnamento dello strumento flauto traverso (classe AG56) alla scuola secondaria di primo ciclo ad indirizzo musicale SMIM.

BLOG (in costruzione): https://musigondola.blogspot.com

Michelon Dario
Dal plasma alla musica

 

Che suono ha il plasma a temperature superiori a quelle del nucleo del Sole? È possibile trasformare esperimenti scientifici all’avanguardia in un’esperienza artistica e sensibile?

Il progetto CAMPANA, realizzato in collaborazione con il Consorzio RFX, nasce con l’obiettivo di avvicinare il pubblico alla ricerca sulla fusione nucleare attraverso la musica e il suono. Partendo dai dati magnetici prodotti dall’esperimento RFX-mod, il progetto sviluppa pratiche di audificazione e sonificazione che trasformano informazioni scientifiche complesse in materia sonora. I segnali del plasma, normalmente invisibili e riservati agli addetti ai lavori, diventano così suono, ritmo e struttura musicale, aprendo nuove possibilità di ascolto e di interpretazione.

La dimensione artistica di CAMPANA non si limita alla divulgazione scientifica, ma propone un vero e proprio percorso creativo: il suono diventa uno spazio di incontro tra arte e scienza, capace di restituire la complessità, l’energia e l’instabilità dei fenomeni fisici studiati. Attraverso composizioni, performance e installazioni sonore, il progetto invita il pubblico a un ascolto immersivo e olistico, offrendo una nuova prospettiva su una delle sfide scientifiche più rilevanti del nostro tempo.

Nahon Marta Violetta
Cercar tra parti sparse

 

Il progetto vuole valorizzare il patrimonio musicale della Biblioteca “Mario Messinis” del Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia, concentrandosi su alcune composizioni strumentali inedite del XVIII sec. I casi di studio sono due libri-parte (per violone e per violino/viola d’amore) utilizzati dalle figlie di coro dell’Ospedale della Pietà. Il lavoro prevede la ricostruzione filologica di alcune partiture disperse, la loro edizione critica, pubblicazione e performance. Attualmente sono state trascritte due opere di Antonio Martinelli (1704-1782): una Sinfonia e un Concerto per violino e archi dedicato a Chiara, valente violinista del brefotrofio veneziano. È previsto un approccio interdisciplinare, integrando la musicologia e la filologia con la didattica e la pedagogia. Lo studio si propone di esplorare l’interazione tra prassi concertistica e didattica negli ospedali veneziani in epoca post-vivaldiana. Il contributo originale di questa ricerca consiste nell’arricchire la letteratura di musica strumentale veneziana del XVIII secolo, partendo dallo studio delle copie manoscritte concretamente utilizzate dalle esecutrici dell’epoca. Gli output includono una tesi, pubblicazioni di partiture inedite, diverse performances e un docufilm che racconti il processo della ricerca, dal manoscritto al palco: protagonista sarà un’orchestra di adolescenti che per la prima esecuzione moderna di queste opere indosseranno costumi appositamente realizzati, ispirati alle tuniche utilizzate all’epoca dalle orfane.

Vendrasco Cecilia
Mappe musicali di Venezia

 

Il progetto di ricerca intende stilare delle possibili mappe musicali di Venezia, città foriera di innumerevoli ed inestimabili spunti di riflessione per la storia musicale del passato nonché della contemporaneità, con lo scopo precipuo di rendere tali mappe fruibili non solo nel campo della ricerca accademica ma soprattutto nella divulgazione pubblica attraverso la creazione di concerti-conferenze e performances musicali in cui siano attivamente coinvolti, insieme ai musicisti professionisti, gli alunni delle scuole primarie, delle scuole secondarie ad indirizzo musicale e del conservatorio “Benedetto Marcello”.

Il contenuto della ricerca musicologica sarà di indagare tracce musicali veneziane e di reinterpretarle creativamente attraverso la riscrittura, la citazione, l’improvvisazione creativa perseguendo una prospettiva “bilinguistica” in cui l’antico si interfacci al moderno e al contemporaneo.

Il motore propulsore della ricerca potrebbe risolversi nel tentativo di rispondere a domande quali: Come posso raccontare Venezia attraverso la musica? Come posso raccontare la musica attraverso Venezia? Come posso far appassionare al mio racconto musicale un pubblico di ampio spettro? Riuscirò a dare una risposta concreta a quanto auspica Salvatore Settis nel suo incisivo saggio Se Venezia muore [1]?

Venezia è il massimo bersaglio dei nuovi barbari, felici di porsi al servizio del dio-mercato. Ma per salvarla dalle ripetute offese che attendono e che possono condurle a morte certa non basta riattivare in noi stessi la memoria del passato, e nemmeno assaporare e descrivere il gusto del presente. Non basta nemmeno indignarsi e protestare. La mossa decisiva è saper fare qualcosa di più: elaborare un progetto per il futuro di questa città che ne preservi l’unicità e che abbia come regola inaggirabile l’assoluta cura del contesto e dell’ambiente. Occorre una lungimiranza bifronte, che armata della sicura memoria (e orgoglio) del passato

sappia progettare un futuro degno di questa città e di quello che rappresenta in Italia e nel mondo.

[1] S. Settis, Se Venezia muore, in Spazi veneziani a cura di S. Meine, Viella, Roma, 2014, p.289.

Voyat Caroline
Larchitettura della musica corale: da Giovanni Gabrieli a Luigi Nono

 

Il presente progetto di ricerca indaga il concetto di architettura applicato alla musica corale, intesa non solo come costruzione formale del discorso musicale, ma come relazione dinamica tra spazio, suono, gesto e comunità. Attraverso un arco cronologico che va da Giovanni Gabrieli a Luigi Nono, per terminare con la musica contemporanea, lo studio analizza come la scrittura corale abbia progressivamente incorporato lo spazio come parametro compositivo essenziale, trasformando l’atto esecutivo in un’esperienza tridimensionale e percettiva.

Il lavoro si fonda su un approccio interdisciplinare che intreccia analisi musicale, prassi esecutiva storicamente informata, studi sulla spazializzazione del suono e riflessione sul ruolo del direttore di coro come mediatore architettonico tra partitura, spazio e interpreti. Particolare attenzione è rivolta alla tradizione veneziana della policoralità, con riferimento alle pratiche liturgiche e acustiche della Basilica di San Marco, quale paradigma fondativo di una concezione spaziale del suono che trova sviluppi e metamorfosi nella musica del Novecento.

Il confronto con l’opera di Luigi Nono consente di evidenziare una radicale ridefinizione dell’idea di spazio: da elemento strutturante a luogo politico, etico e percettivo, in cui la coralità assume un valore simbolico e collettivo. In questo contesto, la direzione di coro non è considerata unicamente come atto tecnico, ma come pratica interpretativa capace di progettare e “abitare” lo spazio sonoro.

La ricerca è affiancata da una fondamentale dimensione pratica, che comprende l’analisi di partiture, la sperimentazione esecutiva, la commissione di nuove opere e la riflessione critica sull’esperienza direttoriale. L’obiettivo è contribuire a una rinnovata comprensione della musica corale come architettura sonora viva, in cui tradizione e contemporaneità dialogano attraverso lo spazio e il corpo vocale.

41° Ciclo Dottorale in Musica, Performance e Innovazione Tecnologica

Caminada Maria Eleonora
L’espansione della vocalità da Luigi Nono a oggi: fisiologia e performance a contatto con le nuove tecnologie

 
Il progetto nasce dall’esigenza di sviluppare un metodo di apprendimento sicuro e approfondito per tecniche vocali nuove o derivate da tradizioni popolari o non eurocentriche, utili ai cantanti di formazione classica che desiderano affrontare il repertorio moderno e contemporaneo. Tecniche come la voce di fischio, il tahrir, l’intonazione microtonale e il canto armonico, largamente impiegate nella composizione dal Novecento a oggi, non solo appartengono a pratiche estranee al repertorio tradizionale, ma presentano anche un’elevata complessità nella loro pratica poiché richiedono un approccio tecnico molto diverso da quello del bel canto. Occorre quindi uno “strumento” che permetta al cantante classico di lavorare in sicurezza e con efficacia su partiture scritte per musicisti di formazione tradizionale, ma ricche di nuove sfide vocali tecniche ed interpretative. L’obiettivo è creare un trattato sulla vocalità contemporanea completo di esercizi tecnici, approfondimenti foniatrici, storici, semiografici e musicologici: un manuale pratico che illustri le principali tecniche estese, offrendo al cantante la possibilità di affrontare Nono con la stessa familiarità con cui studia Mozart, sapendo finalmente da dove cominciare.

Francesco Di Giacinto
Leredità veneziana di Giuseppe Prestini e sue implicazioni

 

Il presente progetto di dottorato propone un’indagine musicologica sulla figura di Giuseppe Prestini, protagonista centrale ma ancora poco approfondito della tradizione oboistica veneziana e italiana tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Attraverso lo studio di fonti archivistiche, manoscritti e materiali didattici, la ricerca mira a ricostruirne il profilo storico e artistico come didatta, caposcuola e innovatore, colmando una significativa lacuna nella storiografia musicale di settore. Un asse portante dell’indagine è rappresentato dall’analisi critica dei metodi per oboe di Prestini, affrontata in prospettiva comparata al fine di individuarne i presupposti pedagogici, le implicazioni tecniche e il loro impatto sulla prassi esecutiva e formativa nei conservatori italiani. Parallelamente, il progetto sviluppa uno studio organologico del cosiddetto “sistema Prestini”, collocandolo nel contesto dell’evoluzione storica dell’oboe e mettendolo in relazione con i modelli costruttivi europei coevi. La ricostruzione della genealogia didattica degli allievi di Prestini consente infine di analizzare i processi di trasmissione del sapere musicale e di valutare l’influenza della scuola veneziana sull’evoluzione delle pratiche oboistiche in ambito nazionale e internazionale.

Notargiacomo Paolo
L’oratorio a Venezia, ieri e oggi

 

Il progetto di dottorato ruota intorno allo sviluppo del genere oratoriale a Venezia, e include tre direttrici, tra loro interconnesse:

– Ricerca d’archivio finalizzata all’indagine e ad eventuali trascrizioni o realizzazioni dei primi oratori prodotti a Venezia (XVII-XVIII secolo).

– Studio critico-musicologico sugli sviluppi novecenteschi del genere oratoriale, a partire dai “misteri” di Gian Francesco Malipiero.

– Composizione e produzione di nuove opere di carattere oratoriale, che facciano tesoro degli spunti offerti dallo studio delle opere del passato, che tengano conto delle specificità storiche, culturali, ambientali, urbane e architettoniche di Venezia, e che, soprattutto, instaurino un dialogo fecondo con i luoghi veneziani (chiese, “ospedali”, “scuole grandi”, senza escludere gli spazi aperti) e diano spazio a un’attenta ricerca performativa ed, eventualmente, didattica.

Siega Carlo
Who A(m)I? – LIntelligenza Artificiale e il ruolo dellinterprete nella performance tecnologicamente mediata

 

Il progetto indaga in che modo modelli di Intelligenza Artificiale (Machine Learning) possano ripensare il concetto di live electronics e incidere sulle pratiche interpretative della musica contemporanea, problematizzando il rapporto uomo–macchina in chiave performativa. La ricerca assume l’interpretazione come luogo privilegiato per la formalizzazione del concetto di interpretazione tecnologicamente mediata, intesa come pratica in cui l’agency creativa è distribuita tra l’interprete e i sistemi adattivi.

L’indagine integra analisi musicologico-teoretiche, sviluppo tecnologico e pratica strumentale, assumendo la chitarra elettrica come strumento di indagine e di trasferibilità metodologica. Attraverso l’impiego di sensoristica autocostruita, amplificazione dinamica e modelli di Machine Learning per l’elaborazione sonora in tempo reale, si intende progettare ambienti elettroacustici capaci di interagire con il performer all’interno di contesti esecutivi formalizzati. I casi di studio, tratti dal repertorio storico-contemporaneo (Maderna, Scelsi, Wolff), consentono di verificare la compatibilità tra la prescrizione compositiva e i comportamenti emergenti dei sistemi di AI.

Il progetto adotta una metodologia practice-based e iterativa, in cui analisi esecutiva, progettazione e sistemi di valutazione specifici delle performance concorrono alla validazione dei risultati. Gli output includono una tesi, pubblicazioni artistico-scientifiche, performance documentate, prototipi di interfacce indossabili e risorse open access, contribuendo a una ridefinizione critica del ruolo dell’interprete nella performance tecnologicamente mediata.