CollaborazioniConcertiValues in Music “Viaggio nel Barocco”

29 Marzo 2026

Domenica 29 marzo 2026, ore 11.30 – La Casa di The Human Safety Net, Piazza San Marco 105

Viaggio nel Barocco europeo

Tra mito, spiritualità e musica da camera, il programma mette in luce la ricchezza degli affetti barocchi e la varietà dei linguaggi musicali del primo Settecento

La rassegna Values in Music di quest’anno, in collaborazione con il Conservatorio di Musica Benedetto Marcello di Venezia, si conclude con un viaggio poetico e appassionante nel barocco europeo. Tra mito, spiritualità e musica da camera, il programma mette in luce la ricchezza degli affetti barocchi e la varietà dei linguaggi musicali del primo Settecento. A guidarci i giovani interpreti Anna Bódi (flauto dolce), Silvia Dell’Agnolo (oboe), Danielle Rotillio (violino),  Federico Tommasi  (viola da gamba), Miron Konjević (clavicembalo), Minyoung Park (soprano),

Patrizia Belluzzo (flauto traverso), Gianvittorio Trevisiol (flauto dolce). I musicisti si cimenteranno con un programma eterogeneo, pensato per mettere in luce il loro talento e lo straordinario spirito di squadra: da una cantata per soprano dall’Apollo e Dafne, composta da Georg Friedrich Händel durante il suo soggiorno italiano, ad una trio sonata di Giuseppe Sammartini, una vera gemma del repertorio cameristico del primo Settecento, fino ad arrivare a tre brani di Georg Philipp Telemann: il Concerto a quattro TWV 43:a3, la Sonata a quattro TWV 43:d1 e la cantata Du bist verflucht, o Schreckensstimme TWV 1:385.

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Programma

Georg PhilippTelemann (1681 – 1767)
Concerto a quatro TWV 43:a3 (11 min)
Adagio – Allegro – Adagio – Vivace

Anna Bódi – flauto dolce
Silvia Dell’Agnolo – oboe
Danielle Rotillio – violino
Federico Tommasi – viola da gamba
Miron Konjević – clavicembalo

Il Concerto a quatro TWV 43:a3 di Georg Philipp Telemann è un esempio emblematico della scrittura concertante del primo Settecento, capace di fondere rigore formale e fantasia inventiva. Il termine a quatro indica una composizione per quattro parti strumentali con basso continuo, secondo una concezione ancora legata alla tradizione della sonata in trio ampliata, ma già proiettata verso il linguaggio più libero e brillante del concerto. In questa pagina Telemann mette in scena un vivace dialogo tra le voci strumentali, che si alternano in ruoli di primo piano senza una gerarchia rigidamente solistica. I movimenti contrastanti per carattere e tempo riflettono il gusto dell’epoca per la varietà degli affetti: episodi di slancio ritmico e brillantezza virtuosistica si alternano a momenti più cantabili e distesi. Ne emerge una musica di grande freschezza comunicativa, in cui convivono influssi italiani, francesi e tedeschi, cifra inconfondibile dello stile cosmopolita di Telemann.


 

Georg PhilippTelemann (1681 – 1767)
Sonata a quatro TWV 43:d1
dal Tafelmusic
Andante – Vivace – Largo – Allegro

Gianvittorio Trevisiol – flauto dolce
Patrizia Beluzzo – flauto traversiere
Anna Bódi – flauto traversiere
Federico Tommasi – viola da gamba
Miron Konjević – clavicembalo

La Sonata a quatro TWV 43:d1 di Georg Philipp Telemann appartiene alla celebre raccolta Tafelmusik, pubblicata nel 1733 e destinata a un pubblico internazionale di intenditori e mecenati. Il termine Tafelmusik (“musica da tavola”) rimanda alla tradizione di esecuzioni strumentali pensate per accompagnare banchetti e occasioni conviviali di alto livello, ma la qualità artistica di queste composizioni va ben oltre la semplice funzione d’intrattenimento. La Sonata a quatro si inserisce nel filone della musica cameristica concertante: quattro parti strumentali dialogano tra loro su un basso continuo, senza una rigida distinzione tra solista e accompagnamento. Telemann costruisce un tessuto sonoro ricco di contrasti, alternando movimenti di carattere energico e ritmicamente incisivo a episodi più cantabili e raccolti. La scrittura rivela il suo tipico stile “cosmopolita”, capace di fondere influssi italiani (vivacità melodica), francesi (eleganza delle danze) e tedeschi (solidità contrappuntistica). Il risultato è una musica brillante e raffinata, pensata tanto per il piacere dell’ascolto quanto per mettere in luce il dialogo e l’equilibrio tra gli strumenti.


 

Georg PhilippTelemann (1681 – 1767)
Cantata Du bist verflucht, o Schreckensstimme TWV1:385

Aria: Du bist verflucht! O Schreckensstimme!
Recitatio: So ist’s: seitdem bei Edens Baum des ersten Menschen erste Sünde
Aria: Frohlocket ihr seligen Kinder der Freien!
Minyoung Park – soprano
Gianvittorio Trevisiol – flauto dolce
Federico Tommasi – violone
Miron Konjević – clavicembalo

La cantata Du bist verflucht, o Schreckensstimme TWV 1:385 di Georg Philipp Telemann appartiene alla vasta produzione sacra del compositore, destinata al contesto liturgico della chiesa luterana. Il testo, di forte impatto drammatico, ruota attorno al tema della maledizione e del giudizio divino, dando voce all’angoscia dell’uomo di fronte al peccato e alla prospettiva della punizione, ma aprendo al tempo stesso alla possibilità di redenzione attraverso il pentimento e la grazia. Telemann traduce questo contenuto in una musica di grande intensità espressiva, ricca di contrasti affettivi. I recitativi hanno un carattere quasi teatrale, con declamazioni incisive che rendono viva la parola, mentre le arie esplorano diversi stati d’animo: dal timore e dalla tensione drammatica iniziali a momenti più raccolti e interiori. L’uso espressivo dell’armonia e del colore strumentale contribuisce a creare un clima emotivo forte, tipico della sensibilità barocca, in cui la musica diventa strumento di meditazione spirituale oltre che di comunicazione artistica.

 

testo con traduzione a fronte

1. Arie

Du bist verflucht! O Schreckensstimme!
Du bist verdammt! O Donnerwort!
Die Rache knallt von Agars Spitzen
mit tödlich, doch gerechten Blitzen.
Ihr Felsen, brecht die Bande los!
Ihr Hügel, öffnet eure Schoß!
Bedeckt uns vor des Königs Grimme!
doch nein, nein, zu schwacher Schutz! zu wenig sichrer Ort!
Tu sei maledetto! Oh voce terribile!
Tu sei dannato! Oh parola tonante!
La vendetta scoppia dalle vette di Agar
con fulmini mortali ma giusti.
Voi rocce, spezzate i legami!
Voi colline, aprite il vostro grembo!
Copriteci dall’ira del re!
Ma no, no, protezione troppo debole! luogo troppo poco sicuro!

2. Rezitativ

So ist’s: seitdem bei Edens Baum des ersten Menschen erste Sünde
die andern insgesamt zu gleichem Fall gebracht,
geschieht es nicht durch unsrer Werke Macht,
dass eine Seele Gnade finde.
Wer Fleisch und Blut, wie ja ein jeder tut,
in seinem Busen heget,
verspüret in diesem engen Raum ein weites Feld,
das nichts, als Disteln, träget.
Unmöglich ist’s, des Höchsten Willen, bei so viel Hindernis,
vollkommen zu erfüllen.
Wie kann’s denn anders sein!
Auf lauter Sünde Tun folgt lauter Fluch und Pein.
Doch nein! Hier hast du, Herr, an uns (ach, sei dafür gepriesen)
die Größe deiner Huld erwiesen:
Was uns unmöglich war, hast du für uns getan;
Du zogst, als wahrer Gott,
die wahre Menschheit an;
hast dich durch dich versöhnt;
der Sünden Macht gebrochen,
und uns vom Fluche frei gesprochen.Durch dieses dein Verdienst allein geht jeder, der’s ergreift, zum neuen Eden ein.
Ach, aber welche Raserei, dass Menschen sich annoch erkühnen,
durch eigne Heiligkeit den Himmel zu verdienen!
Es macht der Sohn uns frei, noch willst du das durch dein Verdienst erweben,
was wir allein durch ihn aus Gnaden erben.
Jedoch ein einzig Wort schlägt deinen Hochmut nieder,
ein einzig Wort: die Unvollkommenheit,
von welcher nämlich deine Glieder
in diesem Leben nie befreit.
Dies lass dir stets vor Augen schweben.
Du aber, Heil der Welt, verleihe,
dass zwar, durch angezäumtes Leben,
die Freiheit nicht bei uns der Bosheit Deckel sei;
doch, dass wir Hoffnung und Vertrauen,
voll Demut, bloß auf deine Gnade bauen.
Denn die allein befreit den Sünder:
So sind wir Isaacs, nach der Verheißung, Kinder.
Così è: da quando, presso l’albero dell’Eden,
il primo peccato del primo uomo
ha trascinato tutti gli altri nella stessa caduta,
non avviene per la forza delle nostre opere
che un’anima trovi grazia.
Chiunque porta carne e sangue nel proprio petto,
come ognuno di noi,
sente in questo stretto spazio un vasto campo
che non produce altro che spine.
È impossibile adempiere perfettamente
la volontà dell’Altissimo, tra tanti ostacoli.
Come potrebbe essere altrimenti!
Alle opere del peccato seguono soltanto maledizione e pena.
Ma no! Ecco, Signore, tu in noi (ah, sii per questo lodato)
hai mostrato la grandezza della tua misericordia:
ciò che a noi era impossibile, tu l’hai compiuto per noi;
tu, vero Dio,
hai assunto la vera umanità;
ti sei riconciliato attraverso te stesso;
hai spezzato il potere del peccato
e ci hai liberati dalla maledizione.
Per il tuo merito soltanto, chi lo accoglie entra nel nuovo Eden.
Ah, quale follia che gli uomini ancora osino
guadagnarsi il cielo con la propria santità!
Il Figlio ci rende liberi,
eppure tu vuoi ottenere con le tue opere
ciò che noi ereditiamo solo per grazia attraverso di Lui.
Eppure una sola parola abbatte il tuo orgoglio,una sola parola: l’imperfezione,
dalla quale le tue membra
non saranno mai libere in questa vita.
Tieni sempre davanti agli occhi questa verità.
Ma tu, Salvezza del mondo, concedi
che, pur vivendo con disciplina,
la libertà non diventi per noi copertura di malvagità;
che invece la nostra speranza e fiducia,
piena d’umiltà, si fondino solo sulla tua grazia.
Poiché solo essa libera il peccatore:
così siamo figli di Isacco, secondo la promessa.

3. Arie

Frohlocket ihr seligen Kinder der Freien!
Die Fessel der Knechtschaft sind ewig zerstückt.
Der Heiligste macht uns, aus Sklaven und Knechten,
schon itzo auf Erden zu freien Gerechten,
bis dass uns, bei Zions verherrlichten Reichen,
das Erbe der völligen Freiheit beglückt.
Gioite, beati figli dei liberi!
Le catene della schiavitù sono distrutte per sempre.
Il Santissimo ci rende, da schiavi e servi,
già ora sulla terra, uomini giusti e liberi,
finché, nei gloriosi regni di Sion,
l’eredità della libertà perfetta ci renda felici.

 

Giuseppe Samartini (1695 – 1750)
Sonata sesta
dal XII sonatas for two german flutes and through basse
Adagio – Allegro – Largo – Allegro
Anna Bódi – flauto dolce
Gianvittorio Trevisiol – flauto dolce
Federico Tommasi – viola da gamba
Miron Konjević – clavicembalo

Le trio sonate per due flauti dolci di Giuseppe Sammartini occupano un posto di rilievo nel repertorio cameristico del primo Settecento. Virtuoso del flauto dolce e dell’oboe, Sammartini fu attivo tra l’Italia e l’Inghilterra, dove contribuì in modo decisivo alla diffusione e al prestigio dello strumento in ambito solistico e cameristico. Le sue sonate rispecchiano pienamente il gusto barocco per il dialogo strumentale, fondato su eleganza melodica, chiarezza formale e brillantezza tecnica. Nelle trio sonate per due flauti dolci, i due strumenti si intrecciano in un gioco di imitazioni, scambi tematici e contrasti di carattere, sostenuti dal basso continuo. I movimenti lenti mettono in luce una cantabilità espressiva, spesso di gusto italiano, mentre quelli veloci rivelano un’energia ritmica vivace e un gusto per la scrittura virtuosistica. Queste pagine non sono soltanto un banco di prova per l’agilità e l’intonazione degli esecutori, ma offrono anche un esempio raffinato di musica “da conversazione”, in cui il dialogo tra le voci diventa il vero motore dell’espressione musicale.


 

George Frideric Handel (1685 – 1759)

Dalla Cantata Apollo e Dafne (La terra e liberata) HWV 122 (cca 40 min)

· Aria (Dafne): Felicissima quest’alma
Aria per soprano
Minyoung Park – soprano

Silvia Dell’Agnolo – oboe
Danielle Rotillio – violino
Federico Tommasi – violone
Miron Konjević – clavicembalo

Apollo e Dafne è una cantata profana composta da Georg Friedrich Händel durante il suo soggiorno italiano. Il libretto rielabora il mito ovidiano dell’amore non corrisposto di Apollo per la ninfa Dafne, intrecciando scene di idillio pastorale a momenti di intensa tensione drammatica. Pur nella dimensione “da camera”, la scrittura rivela una sorprendente forza teatrale: i recitativi delineano con chiarezza l’azione, mentre le arie scavano nei moti interiori dei personaggi con finezza psicologica. L’aria Felicissima quest’alma appartiene alla fase iniziale della vicenda, quando Apollo, ancora ignaro del rifiuto di Dafne, esprime una gioia amorosa luminosa e fiduciosa. Il carattere brillante e la linea melodica agile restituiscono l’ebbrezza dell’innamoramento, creando un contrasto emotivo tanto più efficace con l’esito tragico del mito. In questa pagina si coglie già il talento di Händel nel coniugare eleganza formale e immediatezza espressiva, qualità che renderanno il suo teatro musicale tra i più coinvolgenti del Barocco europeo.

Testo:

Felicissima quest’alma

Ch’ama sol la libertà.

Non v’è pace, non v’è calma

Per chi sciolto il cor non ha.