Primo appuntamento del ciclo di conferenze-concerto “Carta Canta” 2025
Venerdì 11 aprile 2025, ore 17.30 – Sala Concerti del Conservatorio di Venezia
Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili
Michele Campanella e Monica Leone dialogano con Letizia Michielon
Franz Liszt (1811 – 1886)
Die Trauer-Gondel (La lugubre gondola) D19 – prima versione
Am Grabe Richard Wagners D20
Die Trauer-Gondel -. seconda versione
Zweite Mephisto-Walzer, A288 – versione a quattro mani
Michele Campanella pianoforte
Monica Leone pianoforte
Letizia Michielon docente di pianoforte del Conservatorio Benedetto Marcello
Le due versioni autografe de La lugubre gondola (dicembre 1882 e gennaio 1883) e le edizioni de La lugubre gondola (Leipzig, E. W. Fritzsch, 1886) e del Zweite Mephisto-Walzer (Berlin, A. Fürstner, 1881) sono conservate nella Biblioteca “Mario Messinis” con dedica di Franz Liszt a Ugo Bassani, musicista e consigliere accademico nei primissimi anni di attività del Liceo Società Musicale “Benedetto Marcello”.

Monica Leone
Monica Leone, formata alla scuola di Vincenzo Vitale, si è esibita con le migliori orchestre italiane, quali l’Accademia di Santa Cecilia, l’Orchestra della Toscana, l’Orchestra di Padova e del Veneto, i Pomeriggi Musicali di Milano, l’Orchestra Sinfonica Siciliana, i Solisti Aquilani. È stata ospite di istituzioni quali la Sagra Musicale Umbra, il Maggio Musicale Fiorentino, l’Associazione Scarlatti di Napoli, gli Amici della Musica di Firenze, il Teatro San Carlo di Napoli, l’Istituzione Universitaria dei Concerti a Roma, Musica Insieme a Bologna e il Festival Spinacorona a Napoli. Inoltre ha suonato in Australia e Nuova Zelanda, in Francia, Spagna, Romania, Libano, Turchia, Ungheria, Stati Uniti, Cina, Venezuela, Brasile, Argentina, Ucraina. Suona stabilmente in duo pianistico con Michele Campanella.
È docente di Musica da Camera presso il Conservatorio “L. Perosi” di Campobasso.
Michele Campanella
Sono napoletano di spirito, di famiglia, di scuola. Tendo al pessimismo ma mi salva l’autoironia.
Già a cinque anni cercavo la Musica, improvvisavo da autodidatta, poi ebbi la straordinaria fortuna di incontrare un grande maestro; concluso il liceo classico, ho incominciato a fare sul serio: ho partecipato a un solo concorso pianistico internazionale e l’ho vinto. Per cinquant’anni ho cercato il Suono e ancora sono per strada. Ho molti autori “preferiti” eppure mi definiscono “specialista” di Franz Liszt. Non amo questa etichetta, naturalmente, ma stimo altamente l’uomo. Ecco una sua sentenza che potrei prendere in prestito: «Tutto quello che si può fare è camminare diritto in tutta semplicità senza tanto spiegare agli altri il come e il perché…».
Nella mia vita ho incontrato persone meravigliose, non necessariamente musicisti. Vivo in Italia nonostante numerose controindicazioni me lo sconsiglierebbero. Insegno musica al pianoforte da quando avevo 37 anni, perché credo sia possibile farlo seriamente. Non mi chiamate pianista, preferisco il termine “musicista”: con il primo si pensa alle mani, con il secondo al cuore e al cervello. La cosa più bella che possa capitarmi è incontrare persone che ricordano un mio concerto di 40 anni fa: qualcosa è rimasto, dunque. Non intendo considerare la mia carriera terminata, credo invece che il meglio debba ancora arrivare e lavoro affinché ciò avvenga.
Oltre alla musica mi bastano pochissime cose: la mia famiglia, la lettura di tanti libri, le belle arti, le passeggiate nei boschi. Sono un discreto micologo e non ho mai avvelenato nessuno con i funghi. Ho dovuto arrendermi al computer, ma non possiedo un tablet.






