Rassegna concertistica degli studenti e delle studentesse del Conservatorio
Venerdì 17 luglio 2026, ore 20:30 – Sala Concerti (locale climatizzato)
Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili
Programma
Georg Philipp Telemann (1681–1767)
Partita n. 4 TWV 41:g2
Grave
Aria 1
Aria 2
Aria 4
Chalumeau tenore
Georg Friedrich Händel (1685–1759)
dal Serse HWV 40
“Ombra mai fu”
Chalumeau contralto
Georg Philipp Telemann
Partita n. 1 TWV 41:B1
Preludio: Con affetto
Aria 1: Allegro (Presto)
Aria 2: Dolce
Aria 3: Vivace
Aria 4: Largo
Aria 5: Allegro (Vivace)
Aria 6: Vivace (Allegro)
Chalumeau soprano
Silvia Dell’Agnolo, chalumeau
Sara Bandiziol, cembalo
Le chalumeau possible
Il titolo del concerto allude alla particolare composizione del repertorio per chalumeau, strumento di origine tedesca, presente a Venezia negli anni ’40 del XVIII secolo – testimone l’opera di Vivaldi – per cui esiste un repertorio estremamente ridotto se considerato nei termini di opere destinate; Telemann e Vivaldi ne utilizzarono la voce in alcune opere. Lo chalumeau condivide il destino del polistrumentismo di prassi barocca, per cui, spesso, suonatori di oboe e flauto dolce praticavano alla bisogna il repertorio di chalumeau. La duttilità dell’ancia semplice che è alla base della produzione del suono degli chalumeau in tutti i suoi tagli, però, trasformò ben presto questo strumento di eredità barocca nel clarinetto, a cui molto repertorio classico e romantico fu dedicato. Resta quindi un’impresa strettamente filologica nei termini di pratica polistrumentistica rintracciare un repertorio per chalumeau, filologia che in questo caso vuole rassicurare l’interprete e non vincolarlo: ciò che è possibile sullo chalumeau è, nello stesso momento in cui viene proposto, il suo repertorio. Un repertorio possibile: per vicinanza degli autori allo strumento (Telemann stesso suonava lo chalumeau), per impiego dello strumento di opere dell’autore (Heinichen scrisse in un oratorio di Natale un’indimenticabile pastorale per due chalumeau) e per intuizione di potenzialità dello strumento (Handel scrisse un’Ouverture per due clarinetti e corno). Attraverso queste suggestioni e riferimenti si è composto un repertorio per chalumeau che non è strettamente dedicato ma che è, per l’appunto, possibile: in particolare ci auguriamo che gli autori presentati avrebbero potuto sceglierne la voce. Il repertorio presentato è svolto nelle tre voci di soprano, contralto e tenore secondo criteri che restano ipotesi, aperte a eventuali altre possibilità…
*Lettera di Telemann tratta da M. Di Pasquale, Caro Mattheson, ti scrivo…. La vita di Georg Philipp Telemann attraverso le lettere autobiografiche indirizzate a Johann Mattheson, in «Il Flauto dolce», IX, giugno 1983, pp. 16-20.
Lettera di Händel tratta da E. H. Müller, Letters and writing of George Frideric Handel, Freeport, New York, Books for Libraries Press, 1970 (traduzione personale).
Paul Hindemith (1895 – 1963)
Sonata per oboe e pianoforte (1938)
Munter
Sehr langsam
Lebhaft
Hindemith compone questa sonata durante uno dei periodi più difficili della sua vita, quando lascia la Germania a causa delle pressioni del regime nazista. Desideroso di ampliare il suo repertorio cameristico, scrive una serie di sonate per strumenti a fiato; utilizza il suo stile caratteristico, con l’oboe e il pianoforte che assumono un ruolo di strumenti a pieno titolo. La parte pianistica è ricca e complessa, non più un semplice accompagnamento, ma un vero e proprio dialogo. In questa Sonata, la rigorosa forma classica si fonde con l’originale linguaggio armonico del compositore, creando un suono vibrante e insolito, fortemente contrastante, che appare al contempo acuto e aspro, ma anche riflessivo, cantabile, quasi lirico nello stesso momento.
Mikhail Paisov, oboe
M° Elisabetta Chiarato, pianoforte
Claude Debussy (1862-1918)
Trio sol maggiore (1880)
Andantino con moto allegro
Scherzo-Intermezzo. Moderato con allegro
Andante espressivo
Finale. Appassionato
Serena Bosi, violino
Leonardo Fontolan, violoncello
Tommaso Franchini, pianoforte
Il diciassettenne Claude Debussy, appena uscito dal Conservatorio, viene assunto da Madame Nadezhda von Meck, mecenate di Cajkovskij, come pianista accompagnatore e insegnante per la sua famiglia. Durante un soggiorno a Firenze, insieme al violoncellista Danilchenko e al violinista Pachulsky, nasce il Trio in sol per violino, violoncello e pianoforte. L’Andantino con moto allegro presenta melodie cantabili che passano tra gli strumenti in un dialogo armonicamente ricco e suggestivo. Lo Scherzo-Intermezzo crea un’atmosfera sognante e fantastica, con temi danzanti e vivaci scambi tra violino e violoncello. Nell’Andante espressivo emerge una scrittura raffinata: il pianoforte introduce il tema con arpeggi luminosi, mentre gli archi sviluppano melodie eleganti e intense, culminando in una coda delicata dai suggestivi effetti sonori. Il Finale, un brillante rondò appassionato, è caratterizzato da un refrain energico e da una continua trasformazione dei temi, che si rincorrono e si intrecciano con grande vitalità. Questo Trio rivela un Debussy ancora giovane ma già ricco di fantasia, sensibilità melodica e notevole abilità nel trattamento del materiale musicale.
I protagonisti del concerto sono studenti dei proff. Alessandro Baccini, Elena Russo, Cecilia Franchini.






