ConcertiIL MARCELLO SUONA 2024

3 Agosto 2024

Rassegna di concerti delle studentesse e degli studenti del Conservatorio di Venezia

Sabato 3 agosto 2024, ore 20:30 –  Sala Concerti

Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili

 

 

PROGRAMMA

 

 

György Ligeti (1923-2006)

Sonata per violoncello solo

Dialogo

Capriccio

 

Manuel Dal Bianco, violoncello

 

 

Johann Sebastian Bach (1685-1750)

Partita 1013

Allemande

Courante

Sarabande

Bouree Anglaise

 

Winfred Michel (1948-)

Gedämpfte Schwingung

 

Annachiara Mondin, flauto dolce

 

 

György Ligeti (1923-2006)

“Musica Ricercata”

I – Sostenuto

II – Mesto, rigido e cerimoniale

III – Allegro con spirito

IV – Tempo di Valse (poco vivace – “a l’orgue de Barbarie”)

V – Rubato, lamentoso

VI – Allegro molto capriccioso

VII – Cantabile, molto legato

VIII – Vivace. Energico

IX – ( Bela Bartók in memoriam) Adagio. Maestoso

X – Vivace. Capriccioso

XI – (Omaggio a Girolamo Frescobaldi) Andante misurato e tranquillo

 

Agata Bordignon e Silvia Tesser, pianoforte

 

 

Il programma di questa sera è prettamente contemporaneo, con richiami alla musica antica. L’associazione non è casuale: sin dal primo ‘900 i compositori, volendo discostarsi dal Romanticismo e cercando nuovi orizzonti, si rivolsero alla musica antica, riprendendone principi, forme, strumenti e ravvivandone lo studio.

 

La Sonata per violoncello solo fu composta da György Ligeti tra il 1948 e 1953, durante la fase finale degli studi a Budapest e fa quindi parte di quel gruppo di composizioni che sono influenzate da Bèla Bartòk e Zoltan Kodàly. In quegli anni la censura del regime comunista in Ungheria era molto stringente, dunque la Sonata rimase ineseguita per molto tempo: la violoncellista Vera Dènes, committente del Capriccio, registrò il pezzo per una trasmissione radiofonica, che però non andò mai in onda per la modernità del brano; soltanto verso gli anni ‘80 e ’90 la Sonata riemerse e da quel momento diventò un’opera diffusa nel repertorio violoncellistico.

È strutturata in due movimenti: Dialogo e Capriccio, profondamente differenti fra loro. Il primo nasce come una vera e propria conversazione, dove le voci si riconoscono nei due soggetti presentati nell’incipit; se questo movimento ha carattere prettamente melodico e consiste in uno studio del timbro violoncellistico, il Capriccio è invece essenzialmente virtuosistico, di chiara ispirazione bartokiana e paganiniana.

Al medesimo periodo risale anche Musica ricercata (1951-1953). Si tratta di una raccolta di 11 brani, composti partendo da un minimo cromatico e ampliando progressivamente lo spettro: così il primo brano presenta due sole note, il secondo tre e così via fino al totale delle dodici note nell’undicesimo e ultimo brano. È facilmente intuibile che i brani più difficili da scrivere siano i primi. Ligeti li risolve con astuzia e immaginazione, richiamandosi a Bartòk: il pianoforte inteso come strumento a percussione – non solo ritmico, ma espressivo – è proprio un’invenzione bartòkiana. A ciò si aggiungono l’invenzione ritmica, la creazione di atmosfere particolari, la musica popolare, la musica antica: all’interno dell’opera si possono individuare richiami alla musica di strada degli organetti, alle melodie mediorientali, alle danze popolari, a Frescobaldi e alla forma fuga. Il VII brano è un vero prodigio avveniristico: nel 1950 e senza l’ausilio delle macchine Ligeti inventa il “loop”, dove le mani suonano in tempi diversi, il pianista si sdoppia, lasciando l’ascoltatore stupito.

Una curiosità: il secondo brano sarà utilizzato da Stanley Kubrik in Eyes Wide Shut per il suo carattere solenne e quasi morboso.

La Partita in La minore BWV 1013 (1717-1723) è una delle opere più emblematiche di Johann Sebastian Bach, pietra miliare nel repertorio per flauto solo. I quattro movimenti riprendono le danze tipiche della suite francese, intrecciando melodia e ritmo e costruendo un’armonia complessa, pur eseguita da un solo strumento melodico. Scritta originariamente per flauto traverso, la Partita questa sera viene proposta in un arrangiamento per flauto dolce. Bach fu uno degli ultimi compositori ad utilizzare il flauto dolce, ad esempio nei Concerti Brandeburghesi e in alcune cantate: è proprio questo il periodo in cui si assiste alla scomparsa dello strumento, ormai sostituito dal flauto traverso, i cui timbro e potenza sonora meglio si addicevano alla scrittura orchestrale. Solo nel XX secolo la riscoperta e lo studio della prassi esecutiva antica riportarono l’interesse anche per gli strumenti d’epoca. Gedämpfte Schwingung (1988-1993), dalla fisica “oscillazioni smorzate”, rappresenta una possibilità di sperimentazione sullo strumento così tipica della musica contemporanea. Il flauto crea da solo un’atmosfera di calma inquieta, che tende sempre verso cambi improvvisi; la dinamica riveste grande importanza, aspetto interessante soprattutto per uno strumento spesso ritenuto erroneamente privo di possibilità dinamiche. Ma Winfried Michel, flautista prima che compositore, seppe sfruttare nelle sue composizioni tutte queste possibilità, aprendo nuove strade anche ai compositori successivi.